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(...) Ma come si può riconoscere un professionista?
Spesso mi pongo anch’io questa domanda.
Cosa significa questa risposta? Sarò schietto. Mi sono trovato sovente in situazioni dove nonostante la elevata posizione occupata dal mio interlocutore (dirigente o alto funzionario) mancava la conoscenza della realtà. Si spieghi meglio. Come nell’esempio del vetro, non basta installare materiali di prima qualità, scelti leggendo le istruzioni, i materiali devono essere testati e conosciuti per le loro caratteristiche di impiego reale. Anche per le persone è la stessa cosa: non sempre chi occupa posizioni di rilievo nel campo della sicurezza ha la preparazione necessaria. Occupare una carica non sempre è sinonimo di conoscenza. Taluni pensano che l’occupare quella posizione li renda depositari dello scibile umano. E qui sorgono i problemi. Ma questo significa che ci troviamo di fronte ad una “non preparazione” generale. Non sempre e a volte non per scarsa applicazione: il mercato e l’innovazione tecnologica in continua evoluzione implicano, sia per l’installatore e sia per il responsabile sicurezza, una “perdita di tempo” per l’aggiornamento. Inoltre è fondamentale avere una visione delle dinamiche dei furti (e di come sono avvenuti) o del delinquere e, per questo, è necessario un diretto rapporto con la parte “Sopralluoghi e scientifica” delle forze dell’ordine. Cosa che può avere solo chi quotidianamente lavora con loro, dando supporto tecnologico e peritale. Sono un po’ “spiazzato”. Credevo di fare un’intervista sulla possibilità di installare un sistema di allarme e Lei mi sta dando una visione della cosa più legata a storie di “intelligence”. Allora Lei capisce perché anch’io spesso mi domando come si fa a riconoscere un professionista…. Sia più chiaro, per cortesia. Voglio toccare solo un argomento: il furto. Tutto il mondo della sicurezza è troppo ampio per affrontarlo in una sola volta; se vuole ne parleremo in un altro momento. Dunque, il furto: si deve stabilire in primis il reale rischio del cliente. Per esempio è cosa comune trovare in uno studio notarile opere d’arte di pregio (quasi a denotare il valore dello studio stesso). Si può anche presumere che un professionista del crimine sia preparato ed aggiornato sulle tecniche di elusione dei sistemi di sicurezza. Ciò, fino a poco tempo fa, era competenza esclusiva dei servizi di sicurezza statali. Oggi, dalla caduta del muro di Berlino e con la fine della “guerra fredda”, sono disponibili in quantità sul mercato della delinquenza macchine e tecnologie create per il disturbo di trasmissioni, di sensori via radio, per disturbatori GSM e molte altre apparecchiature che per ovvi motivi non spiego. Capisce che qui si tratta di conoscere approfonditamente due mondi simili ma contrapposti: la protezione e l’elusione. E questo non è un normale modo di formazione professionale, ma richiede conoscenze specifiche non proprio all’ordine del giorno. Scusi, ma lei, se mi può rispondere, come fa a conoscere questi mondi? Una divisione della De Fecondo sviluppa sistemi ad uso esclusivo dell’”intelligence”. Per noi è fondamentale la conoscenza di tutti gli aspetti di questi due mondi. Ma, secondo Lei, è più difficile proteggere o eludere? Sicuramente proteggere. Può farci capire di più? Rispondere a questa domanda è difficile perché è commisurata al reale bisogno di protezione (se hai un Tiziano in casa devi proteggere il quadro, la casa e la famiglia). Questo implica una serie di misure differenziate e correlate fra di loro che vanno affrontate con cognizione di causa e con adeguata preparazione (anche scientifica). Mi vengono due domande. Cosa intende per protezione del quadro e cosa intende per “scientifica”? L’opera d’arte deve essere “documentata” e protetta. La diatriba sul ritrovamento dell’ “Urlo” di Munch, una delle opere d’arte in assoluto più famosa e costosa al mondo, è nata sull’originalità del quadro ritrovato. La persona a cui è stato attribuito il furto si difende asserendo che il dipinto ritrovato è una copia, perciò sarà un magistrato a stabilirne l’eventuale proprietà, dopo aver esaminato tutte le perizie in gioco. E’ chiaro che su opere di questo valore le parti in gioco si affronteranno in una autentica “arena”. E non è sempre riscontrabile la veridicità dell’una o dell’altra parte. Si ricorda di quella perizia di quel esperto di arte, professore universitario, che autenticò delle sculture ritrovate in un canale a Livorno come opere di un nostro grande artista (Amedeo Modigliani) e in seguito si scoprì che trattava una beffa studentesca? Tecnologia ed intelligence devono andare di pari passo, la tecnologia di per se, senza l’intelligence è utile come quel sensore di rottura del vetro. L’aspetto principale è il poter documentare a livello forense la reale proprietà dell’opera e questo si può ottenere applicando particolari sistemi di riconoscimento visibili ed occulti. In questo è fondamentale anche il ruolo delle compagnie assicurative. Nel tempo le opere rubate vengono ritrovate ed il poter stabilire la proprietà in modo inequivocabile (forense) diventa un grande vantaggio per l’assicurazione. Il risultato a cui si deve tendere è che l’insieme delle protezioni attuate deve rendere poco appetibile il furto in se stesso grazie alle difficoltà immediate e successive a cui i criminale andrà incontro. Ma non mi ha spiegato che cosa vuole dire con preparazione scientifica. Per preparazione scientifica intendo la conoscenza del concetto fisico e a volte chimico su cui si basa la tecnologia utilizzata. E’ quanto è mancato nell’installazione del sensore di rottura vetro. Spesso è l’atteggiamento mentale delle persone il limite maggiore. Mi pare che finora le sia venuto più facile parlare di atteggiamenti, persone e metodologie che di un impianto. Ha ragione ma questo è il punto di partenza per la realizzazione di un “buon impianto di sicurezza”. Un mio professore di elettrotecnica una volta mi disse che per costruire una casa si deve partire dalle fondamenta. Aveva ragione. Grazie, ma la avverto che sicuramente ci rivedremo, poiché la curiosità è grande e necessità di risposte. Intervista rilasciata al periodico IL MASSIMILIANO Aprile-Giugno 2007 - (parte seconda)
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